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Matteo Civitali -
San Sebastiano
Terracotta policromata h. 182x55x25. Chiesa di
San Quirico in Monticello
Il restauro condotto in occasione della mostra ha
chiarito che la scultura è stata cotta in due pezzi, con il taglio
corrispondente all'andamento incurvato del perizoma: il torace
risulta scavato sul retro, mentre le gambe sono piene e modellate
insieme al tronco cui appoggiano. La parte superiore dell'albero, in
legno, è un'aggiunta tarda, fissata con tre grossi chiodi piantati dal
torace all'addome. La figura è interamente coperta da una policromia
del primo Novecento, sotto la quale si trova una stesura seicentesca
conservata interamente nei capelli, nelle corde, nel tronco e nel
perizoma, ma con rari frammenti nell'incarnato. Non sono state rilevate
tracce di una cromia del Quattro-Cinquecento, tanto da ritenere che la
terracotta fosse rimasta al naturale fino all'intervento del XVII
secolo. Questa particolarità sembra corrispondere alla storia conosciuta
della scultura, menzionata nel testamento di Matteo Civitali del 1492,
in cui lo scultore lascia «unum sanctum Sebastianum de terra, per ipsum
factum, et nondum cottum, ecclesie sancti Quirici in Monticello ad
altare sancti Leonardi [...] quod heredes sui ipsum perficiant et
faciant» (Ridolfi 1882, p. 356). Il Civitali guarì dalla grave malattia
che lo aveva indotto a redigere le sue volontà, ma probabilmente già
durante la sua infermità gli eredi dettero cottura alla figura senza
procedere alla rifinitura pittorica. Un preciso intento naturalistico
modella la figura esile che, animata da un vitalismo corporeo, tende i
muscoli e solleva m un sospiro trattenuto il petto asciutto. Anche la
posa della testa, leggermente piegata sulla spalla sinistra, ma con lo
sguardo rivolto con decisione ai fedeli, indica un carattere volitivo
offerto alla piena comprensione dei devoti. Questi caratteri espressivi
appaiono particolarmente efficaci a connotare l'immagine vittoriosa del
Santo, cui la devozione popolare attribuiva poteri taumaturgici nei
confronti delle pestilenze. Di dimensioni monumentali,la scultura era
destinata ad una posizione elevata che, per lo scorcio prospettico del sotto-in-su, avrebbe adattato le sproporzioni anatomiche - gambe corte ed
esili rispetto alla lunghezza del torace e della testa — evidenti nella
visione frontale; la statua doveva inoltre essere collocata in una
nicchia o in una edicola architettonica lignea o lapidea, che avrebbe
impedito la visione delle parti non finite sui fianchi e sul retro.
L'intervento, promosso dalla Associazione Amici
dei -Musei di Lucca, d'intesa con la Competente Soprintendenza, è stato
eseguito da Marco Gazzi nel Laboratorio di Restauro del Museo Nazionale
di Villa Guinigi
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