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Pietro
Paolini
A Roma già alla fine del secondo decennio del secolo, Pietro Paolini, nato a Lucca nel 1603, si formò presso Angelo Caroselli,
instaurando col
maestro un rapporto non solo casuale e occasionale ma anche di probabile collaborazione. Seguendo l'esempio del Caroselli, che lo
introdusse nell'ambiente dei seguaci della "manfrediana methodus", in quello dei
bolognesi, in quello dei pittori interessati al movimento
"neoveneto" e condividendo con lui la predilezione per i soggetti morali e allegorici, il lucchese rielaborò alcuni temi del Caravaggio anteriori alle opere di destinazione chiesastica, come è evidente nella "Maria e
Maddalena" della Galleria Pallavicini di Roma, nel "Concerto" del Museo Getty di Malibu, nella "Buona Ventura" di Auckiand.
Nel corso della sua permanenza romana, il Paolini si accostò anche al movimento che, negli anni attorno al 1620, portò a quella produzione
di nature morte nelle quali si assiste alla ripresa della visione
naturalistica propria del Caravaggio. Questa sua partecipazione, base
fondamentale allo sviluppo della pittura di questo genere che tanta importanza avrà
a Lucca e che al nome del Paolini affianca quello di Simone del Tintore,
rimane ancora in gran parte da studiare. Tuttavia, sulla base di quanto
afferma Mina Gregori, tale partecipazione è da individuarsi nell'esecuzione di opere come le due nature morte in Palazzo Giugni a Firenze e
quella della collezione Lodi di Lugano, attribuita da Luigi Salerno al
Maestro di Palazzo San Gervaso.
All'aprirsi del terzo decennio del secolo, il Paolini, dopo unsoggiorno di circa due anni a Venezia, ritornò definitivamente in patria,
dando l'avvio a una vasta produzione pubblica e soprattutto privata,
nella quale, alla visione naturalistica che andava man mano esaurendosi,
affiancò suggestioni bolognesi e venete, senza dimenticare peraltro la
propria ascendenza toscana.
È difficile scalare nel tempo questa produzione (nella quale sovente è possibile riconoscere l'intervento di alcuni dei numerosi discepoli
che frequentavano l'accademia di disegno fondata dal Paolini attorno alla metà del secolo), mancando qualsiasi riferimento cronologico, fatta
eccezione per la "Nascita del Battista" di cui resta il contratto di commissione con i religiosi di Santa Maria Corteorlandini datato 1637.
Posteriore al 1650 risulta comunque il "Martirio di Sant'Andrea",
eseguito per la chiesa di San Michele, dove i Paolini avevano la tomba di famiglia nella quale anch'egli venne sepolto il 12 aprile del 1681, per sua
volontà "con Funerale senza Pompa nessuna".
In questa tela, per la cui realizzazione il Paolini si è servito della collaborazione di allievi, appare molto attenuata la suggestione caravaggesca, incentrata sulla resa dei valori luministici e sul risalto delle
anatomie dei personaggi tipica dei suoi quadri giovanili, mentre sempre forte risulta quella veneta, evidente nel cielo azzurro attraversato da
nubi bianche sfrangiate, nelle architetture di tipo classico e nell'intenso
e caldo cromatismo.
Patrizia Giusti
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